TERME: RINNOVATO IL CCNL DEI 15 MILA ADDETTI DEL SETTORE SCADUTO DAL GIUGNO 2011

E’ stato sottoscritto oggi da Federterme/Confindustria con la Fisascat-Cisl e la Uiltucs-Uil l’accordo di rinnovo del CCNL per i 15 mila dipendenti delle aziende termali, scaduto fin dal 30 giugno 2011. La Filcams-Cgil non ha sottoscritto l’intesa, in dissenso con la nuova disciplina del trattamento economico di malattia.
“Si tratta di un rinnovo arrivato dopo oltre quattro anni di trattativa serrata, anche grazie al senso di responsabilità manifestato dalle sigle sindacali firmatarie – ha dichiarato Costanzo Jannotti Pecci, Presidente di Federterme/Confindustria – caratterizzata da numerosi stop and go in un quadro complessivo della contrattazione nel nostro Paese, che fatica a trovare punti di riferimento ed in cui il ‘fai da te’ è diventata ormai la regola.”.
“Credo di poter affermare senza tema di smentite – ha proseguito Jannotti Pecci – che il CCNL del settore termale, anche alla luce dell’intesa appena firmata, resta uno dei migliori tanto sul piano normativo che su quello economico.”.
“L’accordo – ha precisato Aldo Ferruzzi, Vicepresidente di Federteme con delega alle Relazioni Industriali – prevede l’introduzione di nuovi profili professionali e ulteriori forme di flessibilità  (lavoro extra e di surroga e nuova articolazione dei riposi domenicali) così da porre le imprese termali italiane in condizione di fronteggiare un andamento sempre più imprevedibile della domanda di cure e di benessere termali e consentire loro di competere ad armi pari con i concorrenti degli altri Paesi europei.”.
E’ stata, inoltre, razionalizzata l’intera disciplina della malattia, che presentava numerose incongruenze e sono stati apportati una serie di adeguamenti alla più recente legislazione di alcuni istituti contrattuali (congedi parentali, apprendistato).
Per quanto riguarda gli aspetti economici, le Parti hanno convenuto un aumento retributivo mensile  lordo a regime di € 90,00 (al IV livello), erogato in cinque rate con decorrenza da dicembre 2017 fino al 1° settembre 2019. E’ stata inoltre prevista un una tantum di € 100,00 a sanatoria del periodo pregresso.
Il nuovo contratto, che verrà a scadere il 30 giugno 2020 testimonia la volontà degli imprenditori termali italiani di dare comunque certezze ai propri collaboratori, pur in un panorama di riferimento in cui le difficoltà conseguenti alla recente crisi economica appaiono ancora lontane dall’essere superate.
 
Roma, 24 gennaio 2018
 
 
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Storia

L’impiego delle acque termali per idroterapia, nel bacino del Mediterraneo, era conosciuto fin dai tempi antichi, come evidenziato dai reperti archeologici, dalle testimonianza letterarie e scientifiche, dalle numerose epigrafi.

I Greci praticavano i bagni in acque calde e ritenevano che le acque calde e i vapori che sgorgavano dalla terra avessero un significato sovrannaturale. Non è un caso che presso località termali sorgessero importanti templi come quello di Olimpi e il famosissimo Tempio di Apollo a Delfi, ove la Pizia, avvolta dai fumi, prediceva con arcane parole il futuro. Agli occhi delle popolazioni antiche la presenza di divinità giustificava i poteri terapeutici e le proprietà caratteristiche delle acque termali. Lo stesso Ippocrate, incoraggiava il ricorso alle terme e nel trattato "Uso dei liquidi" decantava le virtù delle acque minerali e delle sorgenti calde.

Se, dunque, i Greci furono tra i primi popoli a conoscere ed apprezzare le acque termali, i Romani esaltarono questo strumento di cura e di relax attraverso la realizzazione delle monumentali Thermae pubbliche che si affiancavano al balneum privato. Nella sola città di Roma si arrivò al punto di censire più di 800 stabilimenti termali pubblici e privati, ma l’estensione del ricorso alle terme avvenne su tutti i territori dell’impero dotati di fonti.

I Romani sfruttarono le acque sia per finalità che igieniche che per quelle curative e fino a quando il bagno non diventò un raffinato piacere. Le terme diventarono così un luogo di incontro al pari del foro e accanto agli stabilimenti vennero creati spazi per le passeggiate, parchi e giardini, musei e biblioteche.

Tra le più note strutture oggi ancora visibili nella città di Roma possiamo ricordare le Terme di Diocleziano e quelle di Caracalla. Ci piace immaginare l’arrivo in questi Balnea di personaggi come gli imperatori, Plinio il Vecchio, Seneca e Marziale che alle Terme dedicò alcuni dei suoi epigrammi, Catullo, Tito Livio, Tibullo, Vitruvio, Orazio e l’elenco potrebbe proseguire a lungo data la rilevanza e la quotidianità del ricorso ai bagni termali che coinvolgeva persone appartenenti a tutte le classi sociali. Per tale ragione, per consentire il più ampio accesso alle terme, il costo d’ingresso veniva contenuto. D’altra parte anche i medici romani e tra questi Plinio, Celso e Galeno confermavano i salutari effetti del ricorso alle acque provvedendo a vari tentativi di classificazione in relazione alle caratteristiche chimico-fisiche e alle patologie.

La caduta dell’Impero Romano, il decadimento delle strutture, il consolidarsi della religione cristiana che invitava a fuggire dalle occasioni di edonismo e ad evitare luoghi diversi dalle chiese portò al declino delle terme come fenomeno culturale e sociale.

Nel corso del Medioevo la pratica termale venne ristretta al solo uso terapeutico, è questo il periodo in cui l’indagine sui benefici delle cure si mescola con le speculazioni empiriche e popolari che ricollegano ad un’acqua un particolare effetto. Da queste valutazioni empiriche si distinguono, invece, i primi studi idrologici condotti a partire dal XIII secolo da scienziati e medici come Pietro d’Abano, Michele Savonarola, Pietro da Eboli che con il suo De Balneis Puteolanis descrisse le qualità mediche di ben 35 fonti campane e che risulta arricchito da stupende miniature, Gentile da Foligno, Pietro da Tossignano, Tura di Castello, Falloppio, Ugolino da Montecatini autore del Tractatus de Balneis, Andrea Bacci autore del De Thermis, un esame delle analisi e dei bagni noti in Italia nel XVI secolo.

Da centri di cura le località termali si andarono trasformando in centri di villeggiatura e di vita mondana richiamanti la popolazione dell’intero continente e destinate ad assumere una fisionomia propria ed autonoma riconosciute come stazioni e città termali. Ciò con un notevole riflesso anche sull’architettura dei centri che si dotano di ampie ville, hotel, parchi e giardini. Ci avviamo così al termalismo dell’età moderna caratterizzato sotto il profilo degli studi da un’applicazione del metodo sperimentale con un approccio innovativo circa le cure, sotto il profilo dell’erogazione delle cure si assiste, invece, a quello che è stato definito il termalismo d’élite. Le classi economicamente e culturalmente elevate si recavano presso le Terme, rinnovati centri di vita mondana per “passare le acque” e trascorrere giornate di riposo.

I due conflitti mondiali certamente ridussero considerevolmente l’afflusso verso le stazioni termali che ripresero la loro attività nel dopoguerra in quella che è stata definita la stagione del termalismo sociale. La riconosciuta efficacia terapeutica delle acque termali ha, infatti, comportato il loro inserimento nel sistema sanitario nazionale e nei livelli essenziali di assistenza prevedendo, nell’ottica costituzionale della tutela della salute, l’estensione delle terapie, a costi contenuti, all’intera popolazione.

A questo punto abbiamo lasciato alle nostre spalle il passato e ci inoltriamo in quello che è il presente del mondo termale. Una realtà che rinuncia a qualsiasi etichetta e che si conferma come il luogo più idoneo per il raggiungimento delle condizioni di completo benessere della persona dove è possibile procedere alla cura delle malattie sposando la terapia naturale con una altrettanto naturale immersione in oasi di verde e di pace.

Sarà forse per questo che un campione pari all’70% della popolazione ha il desiderio di dedicare una parte del proprio tempo libero alla cura della propria salute in un’azienda termale?

E perché non trasformare questo desiderio in una realtà?….

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