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L’impiego delle acque termali per idroterapia, nel
bacino del Mediterraneo, era conosciuto fin dai tempi antichi, come
evidenziato dai reperti archeologici, dalle testimonianza letterarie e
scientifiche, dalle numerose epigrafi.
I Greci praticavano i bagni in acque calde e
ritenevano che le acque calde e i vapori che sgorgavano dalla terra
avessero un significato sovrannaturale. Non è un caso che presso
località termali sorgessero importanti templi come quello di Olimpi e
il famosissimo Tempio di Apollo a Delfi, ove la Pizia, avvolta dai fumi,
prediceva con arcane parole il futuro. Agli occhi delle popolazioni
antiche la presenza di divinità giustificava i poteri terapeutici e le
proprietà caratteristiche delle acque termali. Lo stesso Ippocrate,
incoraggiava il ricorso alle terme e nel trattato "Uso dei
liquidi" decantava le virtù delle acque minerali e delle sorgenti
calde.
Se, dunque, i Greci furono tra i primi popoli a
conoscere ed apprezzare le acque termali, i Romani esaltarono questo
strumento di cura e di relax attraverso la realizzazione delle
monumentali Thermae pubbliche che si affiancavano al balneum privato.
Nella sola città di Roma si arrivò al punto di censire più di 800
stabilimenti termali pubblici e privati, ma l’estensione del ricorso
alle terme avvenne su tutti i territori dell’impero dotati di fonti.
I Romani sfruttarono le acque sia per finalità che
igieniche che per quelle curative e fino a quando il bagno non diventò
un raffinato piacere. Le terme diventarono così un luogo di incontro al
pari del foro e accanto agli stabilimenti vennero creati spazi per le
passeggiate, parchi e giardini, musei e biblioteche.
Tra le più note strutture oggi ancora visibili nella
città di Roma possiamo ricordare le Terme di Diocleziano e quelle di
Caracalla. Ci piace immaginare l’arrivo in questi Balnea di
personaggi come gli imperatori, Plinio il Vecchio, Seneca e Marziale che
alle Terme dedicò alcuni dei suoi epigrammi, Catullo, Tito Livio,
Tibullo, Vitruvio, Orazio e l’elenco potrebbe proseguire a lungo data
la rilevanza e la quotidianità del ricorso ai bagni termali che
coinvolgeva persone appartenenti a tutte le classi sociali. Per tale
ragione, per consentire il più ampio accesso alle terme, il costo d’ingresso
veniva contenuto. D’altra parte anche i medici romani e tra questi
Plinio, Celso e Galeno confermavano i salutari effetti del ricorso alle
acque provvedendo a vari tentativi di classificazione in relazione alle
caratteristiche chimico-fisiche e alle patologie.
La caduta dell’Impero Romano, il decadimento delle
strutture, il consolidarsi della religione cristiana che invitava a
fuggire dalle occasioni di edonismo e ad evitare luoghi diversi dalle
chiese portò al declino delle terme come fenomeno culturale e sociale.
Nel corso del Medioevo la pratica termale venne
ristretta al solo uso terapeutico, è questo il periodo in cui l’indagine
sui benefici delle cure si mescola con le speculazioni empiriche e
popolari che ricollegano ad un’acqua un particolare effetto. Da queste
valutazioni empiriche si distinguono, invece, i primi studi idrologici
condotti a partire dal XIII secolo da scienziati e medici come Pietro d’Abano,
Michele Savonarola, Pietro da Eboli che con il suo De Balneis
Puteolanis descrisse le qualità mediche di ben 35 fonti campane e
che risulta arricchito da stupende miniature, Gentile da Foligno, Pietro
da Tossignano, Tura di Castello, Falloppio, Ugolino da Montecatini
autore del Tractatus de Balneis, Andrea Bacci autore del De
Thermis, un esame delle analisi e dei bagni noti in Italia
nel XVI secolo.
Da centri di cura le località termali si andarono
trasformando in centri di villeggiatura e di vita mondana richiamanti la
popolazione dell’intero continente e destinate ad assumere una
fisionomia propria ed autonoma riconosciute come stazioni e città
termali. Ciò con un notevole riflesso anche sull’architettura dei
centri che si dotano di ampie ville, hotel, parchi e giardini. Ci
avviamo così al termalismo dell’età moderna caratterizzato sotto il
profilo degli studi da un’applicazione del metodo sperimentale con un
approccio innovativo circa le cure, sotto il profilo dell’erogazione
delle cure si assiste, invece, a quello che è stato definito il
termalismo d’élite. Le classi economicamente e culturalmente elevate
si recavano presso le Terme, rinnovati centri di vita mondana per “passare
le acque” e trascorrere giornate di riposo.
I due conflitti mondiali certamente ridussero
considerevolmente l’afflusso verso le stazioni termali che ripresero
la loro attività nel dopoguerra in quella che è stata definita la
stagione del termalismo sociale. La riconosciuta efficacia terapeutica
delle acque termali ha, infatti, comportato il loro inserimento nel
sistema sanitario nazionale e nei livelli essenziali di assistenza
prevedendo, nell’ottica costituzionale della tutela della salute, l’estensione
delle terapie, a costi contenuti, all’intera popolazione.
A questo punto abbiamo lasciato alle nostre spalle il
passato e ci inoltriamo in quello che è il presente del mondo termale.
Una realtà che rinuncia a qualsiasi etichetta e che si conferma come il
luogo più idoneo per il raggiungimento delle condizioni di completo
benessere della persona dove è possibile procedere alla cura delle
malattie sposando la terapia naturale con una altrettanto naturale
immersione in oasi di verde e di pace.
Sarà forse per questo che un campione pari all’70%
della popolazione ha il desiderio di dedicare una parte del proprio
tempo libero alla cura della propria salute in un’azienda termale?
E perché non trasformare questo desiderio in una
realtà?….
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