Roma terme di Traiano

Roma, sotto la città delle terme

Le Terme di Traiano, sul Colle Oppio a Roma, custodiscono un patrimonio che va oltre i resti monumentali visibili nel parco. Sotto il complesso si sviluppano ambienti nei quali affreschi, mosaici e strutture idrauliche raccontano le trasformazioni della città antica. A questo intreccio di architettura e storia è dedicato l’approfondimento pubblicato da L’Espresso il 2 ottobre 2026, che illustra gli interventi di scavo e restauro e la valorizzazione di un’area sotterranea.

Il percorso permette di riscoprire tanto la ricchezza delle decorazioni quanto la complessità delle terme romane: luoghi destinati ai bagni, ma anche all’attività fisica, alla lettura e alla vita collettiva. Una testimonianza del ruolo che questi complessi occupavano nell’organizzazione della Roma imperiale.

Terme di Traiano: un complesso di sei ettari sul Colle Oppio

Inaugurate il 22 giugno del 109 d.C., le terme di Traiano si estendevano su sei ettari. Al momento dell’apertura rappresentavano il più grande complesso balneare della romanità, con sale per bagni freddi, tiepidi e caldi, palestre, biblioteche e ampi spazi verdi.

Il progetto, attribuito all’architetto Apollodoro di Damasco, adottava un orientamento obliquo rispetto agli edifici preesistenti per migliorare l’esposizione solare. Intorno al corpo centrale si disponevano giardini racchiusi da un recinto porticato con esedre: una configurazione che avrebbe costituito un riferimento per i successivi complessi di Caracalla e Diocleziano.

Le terme traianee si inserivano in una tradizione già consolidata. Agrippa aveva realizzato le prime terme pubbliche accanto al Pantheon; erano seguite quelle di Nerone e, successivamente, l’intervento di Tito, che aveva trasformato i bagni della Domus Aurea in impianti termali.

Dalla Domus Aurea alle terme: le trasformazioni del sottosuolo

La costruzione delle Terme di Traiano cambiò profondamente l’assetto del Colle Oppio. Dopo l’incendio del 104 d.C., che aveva danneggiato parte della Domus Aurea, gli ambienti della residenza neroniana furono utilizzati come basamento per il nuovo complesso.

Per realizzare il terrazzamento venne eliminato il piano superiore, furono rimossi i rivestimenti marmorei e chiuse le aperture panoramiche. Nuovi muri divisero gli spazi, mentre terra e macerie riempirono locali un tempo luminosi e riccamente decorati.

Questa trasformazione ebbe un duplice effetto: consentì la costruzione delle terme e contribuì alla conservazione di quanto rimaneva della reggia. Gli ambienti inglobati nelle strutture successive sono così diventati testimonianze delle diverse fasi edilizie del colle.

Scavi e restauri valorizzano gli ambienti sotterranei

L’articolo riferisce della presentazione, da parte del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, di un’area musealizzata al termine di lavori di scavo e restauro condotti nell’ambito del PNRR Caput Mundi. Gli interventi hanno riguardato la valorizzazione e la sicurezza di un sito aperto alle visite di piccoli gruppi.

L’area comprende gallerie poste a un livello inferiore e l’esedra sud-occidentale. Quest’ultima conserva un doppio ordine di nicchie rettangolari poco profonde, probabilmente chiuse in origine da armadi lignei destinati a documenti e volumi.

I gradoni alla base rimandano a uno spazio utilizzato per letture e conferenze. Secondo quanto riportato nell’approfondimento, l’intenzione è ripristinarli per ospitare eventi culturali, recuperando una funzione coerente con la storia di questo ambiente.

Sotto il porticato si estende una galleria lunga settanta metri, collegata ad altri locali. Qui sono presenti tubature in piombo dell’antico sistema di trasporto dell’acqua. Lo stesso spazio, utilizzato alla fine del Settecento per produrre polvere da sparo, accoglie oggi un allestimento descritto come una camera delle meraviglie.

La Città dipinta e il grande mosaico parietale

Tra le testimonianze più suggestive dei sotterranei figura la “Città dipinta”, un affresco di circa dieci metri quadrati. La rappresentazione a volo d’uccello comprende mura turrite, abitazioni, un quadriportico, un teatro e ponti su canali d’acqua.

L’identificazione del luogo raffigurato rimane incerta. Al momento della scoperta, nel 1998, era stata proposta un’associazione con Ostia. L’articolo precisa però che si tratta di un’ipotesi: l’assenza di persone e le caratteristiche della composizione suggeriscono anche la possibilità di un progetto architettonico o di una città immaginata dall’artista.

Accanto all’affresco si trova un grande mosaico parietale, la cui decorazione proseguiva su altri lati dell’ambiente. Colonne, capitelli e architravi compongono una scenografia teatrale che ospita figure mitiche e reali. Nella fascia inferiore compare una città marittima, caratterizzata da dettagli architettonici e colori vivaci.

Gli scavi hanno inoltre individuato un prolungamento della decorazione verso il basso, con almeno due metri di lastre marmoree e una nicchia. Le pareti dell’ambiente, secondo la ricostruzione riportata nella fonte, dovevano raggiungere i dodici metri di altezza.

Le Sette Sale e l’approvvigionamento idrico delle terme

La dimensione del complesso emerge anche dalle Sette Sale, la cisterna che forniva acqua ai bagni. Nonostante il nome, la struttura comprende nove ambienti comunicanti disposti su due piani.

Nel IV secolo d.C. vi fu impiantata una dimora elegante, ulteriore testimonianza dei cambiamenti d’uso che hanno interessato quest’area. La cisterna, insieme ai resti di esedre, aule e pavimenti sparsi nel parco, aiuta a comprendere la vastità e l’organizzazione delle terme.

Il patrimonio del Colle Oppio restituisce così una storia fatta di acqua, architettura e trasformazioni urbane. Dai sistemi di approvvigionamento agli spazi per la cultura, fino alle decorazioni conservate nel sottosuolo, le Terme di Traiano testimoniano la pluralità di funzioni dei grandi complessi termali dell’antichità