Roma, 21 febbraio – Le cure termali per un’assurda lungaggine burocratica non vengono ancora prescritte con la ricetta dematerializzata, ma si deve ricorrere alle obsolete “ricette rosse” . Tale situazione rischia di impedire l’accesso alle prestazioni a oltre un milione di cittadini. Il ritardo è dovuto allo stallo istituzionale sul decreto di revisione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), bloccato dal contenzioso giudiziario sulle tariffe della medicina specialistica, un tema del tutto estraneo al settore termale.
L’iter preliminare per l’introduzione della ricetta dematerializzata è stato completato da tre anni, con il pieno coinvolgimento del Ministero della Salute e delle Regioni. Tuttavia, il decreto che consentirebbe l’attivazione di questo strumento essenziale – senza alcun costo aggiuntivo per il Servizio Sanitario Nazionale – resta fermo. Nel frattempo, le Regioni stanno progressivamente ritirando i ricettari cartacei, gli unici strumenti ancora validi per prescrivere le cure termali e quindi non si possono più prescrivere cure termali.
“Abbiamo chiesto alle Regioni di sospendere il ritiro dei ricettari cartacei per evitare che, in assenza della ricetta dematerializzata, le cure termali diventino di fatto inaccessibili per moltissimi cittadini affetti da patologie croniche e invalidanti. Confidiamo che la recente pronuncia del TAR Lazio, che ha rigettato la richiesta di sospensiva del decreto sulla specialistica, possa permettere di sbloccare l’iter. Se ciò non fosse possibile, continueremo a sollecitare i Ministri della Salute Orazio Schillaci e dell’Economia Giancarlo Giorgetti affinché venga emanato un decreto stralcio che includa le cure termali e tutte le altre prestazioni a costo zero ancora in attesa di essere inserite nei LEA evitando il blocco delle prestazioni e le inevitabili ricadute negative sul piano occupazionale .” Così ha affermato Massimo Caputi, Presidente Federterme Confindustria.
